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118 Sicilia, SIIET: «Un sistema moderno non può fondarsi su linguaggi e gerarchie del passato»

1 giorno fa
Tempo di lettura: 6 min

Il mezzo con infermiere è soccorso avanzato, il medico di Centrale sia consulente e non supervisore, e dal documento scompaiano definizioni improprie come “parasanitario”.


Rimini, 20 settembre 2026 – La Società Italiana degli Infermieri di Emergenza – SIIET accoglie con interesse l’adozione, da parte della Regione Siciliana, delle nuove Linee di indirizzo, protocolli e procedure del Sistema di urgenza ed emergenza sanitaria 118, approvate con il decreto assessoriale n. 1072 del 3 settembre 2026.

 

L’aggiornamento, atteso da molti anni, introduce elementi organizzativi importanti: l’integrazione con NUE 112, NEA 116117, Centrali operative territoriali e cure primarie, l’interoperabilità digitale, la scheda elettronica di soccorso, la telemedicina e una più precisa articolazione dei mezzi e delle funzioni operative.

 

Accanto a questi aspetti positivi, tuttavia, SIIET rileva una contraddizione di fondo: a un impianto tecnologico e organizzativo che guarda al futuro corrisponde, in diversi passaggi, una rappresentazione dei rapporti professionali ancora costruita con categorie, termini e modelli gerarchici risalenti a trent’anni fa.

 

Per il direttivo nazionale di SIIET «Non si può ridisegnare il 118 nel 2026 continuando a guardare all’infermiere con le categorie professionali del 1992. La modernizzazione del sistema non può limitarsi alle tecnologie, ai collegamenti digitali e alla denominazione dei mezzi. Deve riguardare anche il riconoscimento delle competenze, dell’autonomia e delle responsabilità di tutti i professionisti che operano nel soccorso preospedaliero».

 

Un quadro normativo professionale da aggiornare

Il richiamo al DPR 27 marzo 1992 è storicamente comprensibile, così come quello al DM 70 del 2015. Questi atti, però, non possono costituire gli unici riferimenti per descrivere l’attuale ruolo dell’infermiere nell’emergenza preospedaliera.

Negli ultimi trent’anni il legislatore ha profondamente modificato l’ordinamento professionale. Il DM 739 del 1994 individua l’infermiere come professionista sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica e gli attribuisce la pianificazione, la gestione e la valutazione dell’intervento assistenziale. La legge 42 del 1999 ha superato definitivamente la nozione di professione sanitaria “ausiliaria”, mentre la legge 251 del 2000 stabilisce che gli infermieri svolgono le proprie funzioni con autonomia professionale e sono direttamente responsabili delle attività assistenziali di competenza.

 

Il D.Lgs. 15 del 2016, nel recepire la disciplina europea sul riconoscimento delle qualifiche professionali, ha inoltre riconosciuto espressamente all’infermiere la competenza ad avviare autonomamente misure immediate per il mantenimento in vita e a intervenire nelle situazioni di crisi e catastrofe. La legge 24 del 2017, cosiddetta Gelli-Bianco, ha ulteriormente definito il quadro della sicurezza delle cure e della responsabilità individuale di tutti gli esercenti le professioni sanitarie.

Questa evoluzione normativa non può rimanere fuori da un documento destinato a ridisegnare il sistema regionale di emergenza. Ometterla rischia di restituire un modello professionale non più coerente con l’ordinamento vigente, con la formazione universitaria e con la realtà operativa del soccorso preospedaliero.

 

Linee di indirizzo e procedure non sono la stessa cosa

SIIET ritiene inoltre necessario interrogarsi sulla scelta di riunire, in un unico documento, linee di indirizzo, protocolli clinico-organizzativi e procedure operative.

Le linee di indirizzo dovrebbero definire principi, responsabilità, architettura del sistema e obiettivi generali. Protocolli e procedure, invece, sono strumenti dinamici che devono essere aggiornati ogni volta che cambiano le evidenze scientifiche, le tecnologie, l’organizzazione o le indicazioni di buona pratica.

La Regione dovrebbe quindi chiarire con quale meccanismo saranno revisionate le singole procedure, chi ne approverà gli aggiornamenti, come saranno versionate e pubblicate e se, per modificare una procedura, sarà necessario intervenire nuovamente sull’intero decreto.

Un sistema moderno richiede linee di indirizzo stabili e, separatamente, protocolli operativi aggiornabili, tracciabili e sottoposti a verifica periodica, audit e valutazione degli esiti.

 

Il mezzo con infermiere è un mezzo di soccorso avanzato


Il decreto distingue tra MSA, composto da medico, infermiere e autista-soccorritore, MSI, composto da infermiere, autista-soccorritore e soccorritore, e MSB.

SIIET non contesta la volontà di rendere visibile e riconoscibile la presenza dell’infermiere a bordo. Valorizzare il professionista, tuttavia, non significa necessariamente creare una categoria distinta denominata “mezzo di soccorso infermieristico”.

La classificazione ministeriale dei flussi informativi dell’emergenza-urgenza identifica infatti il mezzo con infermiere come “mezzo di soccorso avanzato – Infermiere”. La presenza di un professionista sanitario abilitato a valutare la persona, assumere decisioni assistenziali e attuare trattamenti secondo competenze e protocolli rende avanzata la risposta del mezzo.

La Lombardia offre un possibile modello terminologico: MSA1 per il mezzo avanzato con infermiere e MSA2 per quello con medico e infermiere. Entrambi sono mezzi di soccorso avanzato, con differenti livelli di composizione e capacità di risposta.

Il punto non è stabilire una gerarchia tra professioni, ma classificare correttamente la capacità clinico-assistenziale della risorsa. La valorizzazione dell’infermiere deriva dal riconoscimento esplicito delle sue competenze, responsabilità e possibilità operative, non dalla creazione di una categoria separata che rischia di rendere meno chiara la natura avanzata del mezzo.

 

“Supervisione” e “controllo” non descrivono il rapporto tra professionisti autonomi


Particolarmente critica appare la previsione che attribuisce al medico responsabile di turno della Centrale operativa funzioni di “supervisione dell’attività del personale infermieristico” e di controllo sulla corretta applicazione delle procedure.

La supervisione professionale del medico sull’infermiere non è coerente con l’attuale ordinamento delle professioni sanitarie. Medico e infermiere sono professionisti autonomi, ciascuno responsabile degli atti compiuti nell’ambito delle proprie competenze. Il medico di Centrale non può essere configurato come controllore dell’operato infermieristico, né l’autonomia dell’infermiere può essere sospesa o riattivata attraverso un’autorizzazione telefonica.

È necessario eliminare qualsiasi ambiguità anche rispetto alla previsione secondo cui il medico di Centrale impartirebbe “disposizioni” terapeutiche quando venga inviato un mezzo non medicalizzato. Le procedure e le somministrazioni già comprese nelle competenze infermieristiche, nei protocolli validati e nei percorsi formativi regionali devono poter essere eseguite autonomamente dall’infermiere, senza richiedere un’autorizzazione caso per caso.

Il medico di Centrale rappresenta una risorsa essenziale, ma la sua funzione deve essere definita come consulenza clinica, supporto al team, assunzione delle decisioni propriamente mediche, coordinamento della rete e attivazione di ulteriori risorse quando necessarie.

 

Anche gli eventi non compresi nei protocolli devono essere affrontati mediante un percorso di confronto ed escalation multiprofessionale: il medico assume le decisioni di propria competenza, mentre l’infermiere mantiene la responsabilità della valutazione e degli interventi infermieristici. L’assenza di uno specifico algoritmo non può trasformarsi in una subordinazione generalizzata di una professione all’altra.

«Non chiediamo spazi privi di regole o responsabilità», precisa Andreucci. «Chiediamo l’esatto contrario: responsabilità chiare, coerenti con la legge, con la formazione e con le competenze possedute. La competenza infermieristica non viene concessa telefonicamente dal medico di Centrale. Il medico deve aggiungere al sistema la propria competenza, non esercitare un controllo professionale su un altro professionista autonomo».

 

Un linguaggio da adeguare all’attuale sistema sanitario


Espressioni come “supervisione”, “regole impartite” e “disposizioni”, se utilizzate per descrivere i rapporti tra professionisti sanitari autonomi, restituiscono un modello verticale e prescrittivo che non appartiene più all’attuale organizzazione delle professioni.

Ancora più discutibile è l’impiego del termine “parasanitario”. Si tratta di una definizione imprecisa, non necessaria e culturalmente superata. Un atto regolatorio deve identificare puntualmente professionisti sanitari, operatori sociosanitari, tecnici, soccorritori e personale di supporto, senza ricorrere a categorie generiche che non chiariscono né qualifiche né responsabilità.

Le parole utilizzate in un documento organizzativo non sono neutrali: definiscono ruoli, relazioni professionali e responsabilità. Per questo il linguaggio deve essere giuridicamente corretto, contemporaneo e coerente con un sistema realmente multiprofessionale.

 

Le modifiche richieste da SIIET

SIIET chiede alla Regione Siciliana di aprire un confronto tecnico finalizzato a:

  • ricondurre il mezzo con infermiere alla categoria del mezzo di soccorso avanzato, valutando una distinzione come MSA1 e MSA2;

  • separare le linee di indirizzo dalle procedure operative, prevedendo per queste ultime aggiornamento, versionamento e pubblicazione trasparente;

  • integrare il quadro normativo con il DM 739/1994, le leggi 42/1999, 251/2000 e 24/2017 e la normativa sulle competenze infermieristiche nelle situazioni di emergenza, crisi e catastrofe;

  • sostituire la “supervisione” e il “controllo” del medico di Centrale con funzioni di consulenza, supporto clinico, coordinamento ed escalation multiprofessionale;

  • precisare che le attività e le somministrazioni previste dai protocolli infermieristici non richiedono autorizzazioni telefoniche caso per caso;

  • eliminare termini impropri o superati, a partire da “parasanitario”;

  • definire con chiarezza algoritmi, farmaci, procedure, percorsi formativi, accreditamento professionale e sistemi di audit relativi ai mezzi avanzati con infermiere.

 

 

«La Regione Siciliana ha compiuto un passo importante aggiornando le proprie regole dopo molti anni», conclude Andreucci. «Proprio per questo è necessario completare il lavoro, superando definitivamente modelli linguistici e organizzativi che non rappresentano più la professione infermieristica. SIIET è disponibile a offrire il proprio contributo tecnico per costruire un sistema 118 moderno, sicuro e realmente multiprofessionale».

 

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