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Il 118 è un sistema: due nuovi approfondimenti


Dalla lettura critica dei dati sull’arresto cardiaco al riconoscimento di soccorritori e autisti soccorritori: due documenti per riportare il confronto sull’organizzazione della risposta preospedaliera alla sua reale complessità.


SIIET pubblica due nuovi approfondimenti della collana EmergencyNurseMagazine, entrambi dedicati a un tema che attraversa da tempo il dibattito sul 118: la composizione degli equipaggi e il contributo delle diverse figure che partecipano alla risposta preospedaliera.

I due documenti affrontano questioni differenti, ma sono legati dalla stessa idea: gli esiti non dipendono da un’etichetta professionale isolata. Dipendono dalla capacità del sistema di far arrivare in tempo le competenze necessarie, di integrarle e di verificarne la qualità.


La sopravvivenza non ha etichette


L’Approfondimento 04/2026, intitolato “La sopravvivenza non ha etichette”, nasce dalla lettura di un’infografica diffusa sui social e dedicata all’arresto cardiaco extraospedaliero. La rappresentazione metteva a confronto diverse configurazioni di equipaggio, associando a ciascuna specifiche percentuali di ripresa della circolazione spontanea e sopravvivenza.

Il documento SIIET ricostruisce l’origine di quei dati e analizza gli studi citati, distinguendo con precisione gli esiti considerati: ottenere il ROSC, arrivare vivi in ospedale ed essere dimessi vivi non sono la stessa cosa. Allo stesso modo, i risultati osservati in un determinato sistema sanitario non possono essere trasferiti automaticamente agli equipaggi italiani modificandone semplicemente la denominazione.

L’obiettivo non è sostenere la superiorità di una figura rispetto a un’altra, né ridimensionare il contributo medico. È riportare la discussione sul terreno della corretta interpretazione scientifica.

La composizione dell’equipaggio è una delle variabili da studiare, insieme ai tempi di riconoscimento dell’arresto, all’inizio della rianimazione, alla disponibilità del DAE, alla prima defibrillazione, alla qualità delle manovre, all’appropriatezza dell’invio e alla continuità delle cure dopo il ricovero.

Il documento richiama anche la scoping review pubblicata nel 2026 da un gruppo comprendente componenti del Comitato scientifico SIIET. La letteratura disponibile non individua un modello universalmente superiore: in alcuni scenari la presenza medica è associata a risultati migliori, mentre in altre casistiche equipaggi infermieristico-paramedici o con paramedici avanzati raggiungono esiti comparabili, quando operano con formazione strutturata, protocolli definiti e adeguata esperienza clinica.

La domanda utile, quindi, non è quale professione “salvi di più” in astratto. La domanda è quale organizzazione riesca a garantire, in quello specifico territorio, il trattamento appropriato nel momento in cui serve.


Scarica l’Approfondimento 04/2026 – La sopravvivenza non ha etichette



Il 118 non può fare a meno di loro



L’Approfondimento 05/2026, “Il 118 non può fare a meno di loro”, è dedicato al personale non sanitario e, in particolare, al ruolo di soccorritori e autisti soccorritori, volontari e dipendenti.

Definirli “non sanitari” è corretto sul piano giuridico, ma racconta solo ciò che non sono. Dice poco delle funzioni che svolgono ogni giorno: guidare in emergenza, posizionare il mezzo in sicurezza, valutare i pericoli, portare i presidi sulla scena, iniziare una rianimazione, utilizzare il DAE, mobilizzare il paziente, comunicare con la Centrale Operativa e sostenere il lavoro dell’équipe sanitaria.

Non sono figure accessorie. Tengono in piedi il soccorso di base e rendono realmente operativi anche i mezzi a leadership infermieristica e medica.

Il documento supera anche la contrapposizione tra volontari e professionisti. Il tipo di contratto, i diritti e le tutele devono essere affrontati con chiarezza, evitando che il volontariato venga utilizzato per coprire carenze strutturali o forme improprie di lavoro. Sul piano della sicurezza, però, lo standard richiesto non può dipendere dall’inquadramento dell’operatore.

A fare la differenza sono selezione, formazione, addestramento, certificazione e mantenimento delle competenze.

L’approfondimento presenta alcune esperienze regionali già consolidate e sostiene la necessità di costruire standard nazionali comuni, capaci di riconoscere le competenze acquisite e di garantirne la trasferibilità. Un cittadino non dovrebbe ricevere livelli differenti di tutela soltanto perché l’ambulanza interviene in una Regione anziché in un’altra.

Riconoscere il valore di soccorritori e autisti soccorritori non sottrae spazio a medici e infermieri. Permette a ogni componente dell’équipe di esercitare meglio il proprio ruolo, entro responsabilità chiare e con un linguaggio operativo condiviso.


Scarica l’Approfondimento 05/2026 – Il 118 non può fare a meno di loro



Un confronto da ricostruire sui dati

Questi due documenti non propongono graduatorie tra professioni. Propongono un metodo.

Discutere l’organizzazione del 118 significa analizzare dati confrontabili, descrivere con precisione i contesti nei quali sono stati raccolti e misurare ciò che accade lungo l’intera catena della risposta. Significa anche riconoscere che il soccorso preospedaliero è un lavoro collettivo, nel quale cambiano le responsabilità e le possibilità assistenziali, ma nessuna figura può essere considerata separatamente dalle altre.

I cittadini non hanno bisogno di una competizione tra divise. Hanno bisogno di una rete capillare, competente e coordinata, capace di riconoscere rapidamente il bisogno, iniziare ciò che non può attendere e far arrivare le risorse avanzate quando sono necessarie.

È su questa capacità che deve essere valutato un sistema 118. Ed è su questo terreno che SIIET intende continuare a contribuire al confronto.

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